4 Maggio 2021
LA TUTELA DEL MARE RAPPRESENTA IL FUTURO DEI PESCATORI.

Presentazione dei primi esiti del progetto. Tra gli attori anche 6 pescherecci di Chioggia.

28 Aprile 2021- Oggi si è tenuta via webinar la conferenza stampa di presentazione dei primi risultati del progetto “Ripristino di ambienti marini incrementandone la biodiversità con la partecipazione di pescatori” realizzato dall’Università di Ferrara e Coldiretti Impresa Pesca. Il progetto rientra nelle iniziative dello sviluppo sostenibile della pesca e acquacoltura della Dgr.  973/2018 nell’ambito della programmazione Feamp Italia 2014-2020. A introdurre l’incontro è stato il direttore di Coldiretti Rovigo, Silvio Parizzi. Sono intervenuti poi Alessandro Faccioli responsabile di Coldiretti Impresa Pesca Rovigo e il docente Michele Mistri del Dipartimento di scienze chimiche, farmaceutiche ed agrarie dell’università di Ferrara.

L’obiettivo è quello di ripristinare aree marine degradate a causa dei rifiuti da pesca e non, presenti sui fondali e ridurre l'impatto delle reti fantasma sulla risorsa ittica. Il progetto è iniziato nel 2020 e mira a proteggere gli ambienti marini tramite l’aiuto degli operatori della pesca. A causa dei rallentamenti dovuti alla pandemia, lo stesso ha ricevuto una proroga da parte della Regione Veneto ed entro l’estate ci sarà la rendicontazione.

“Il tema è di stretta attualità – ha commentato Parizzi – ma quando l’abbiamo pensato era innovativo. L’esigenza che abbiamo oggi è quella di tutelare il mare come ambiente, ma anche come contenitore delle nostre attività di pesca, per permettere la salubrità del prodotto che poi collochiamo nella distribuzione alimentare. Questa attenzione e un cambio di rotta in merito ai rifiuti darà ai prodotti stessi un valore in più. Non potevamo non sposare l’iniziativa, si lega a tutte le altre attività di sensibilizzazione che mettiamo in campo anche e soprattutto per i consumatori”. Il progetto, oltre a fornire fondamentali informazioni quali-quantitative relative agli attrezzi da pesca fantasma e altri materiali plastici di rifiuto derivanti dalle attività di pesca e acquacoltura offshore, mira a sensibilizzare gli operatori del mare a impegnarsi sul fronte dei rifiuti. “Sappiamo che fare il pescatore è un duro lavoro – ha riferito Faccioli – ma nonostante tutto abbiamo chiesto loro di occuparsi anche della raccolta e la risposta è stata favorevole. Sono state coinvolte due cooperative di acquacoltura e mitilicoltura (Villaggio di Pila e Mitilicoltori di Scardovari) che assieme contano 150 soci, oltre a 6 pescherecci di Chioggia e una ditta specializzata di sub (Essetre di Vigonza). Ringraziamo la Regione che ha ritenuto strategico il nostro progetto e tutti coloro che si sono impegnati per la realizzazione, dai pescatori, all’Università alla struttura di Coldiretti”. Il progetto andrà avanti con altri incontri che si concluderanno con il mese di maggio. Due sono riservati ai pescatori, nello specifico uno ai mitilicoltori e l’altro a chi fa pesca da strascico. Infine la divulgazione si concluderà con un incontro con le scuole. Da parte di Impresa Pesca il compito di sensibilizzare tutti i pescatori, non solo quelli che si sono resi disponibili per la raccolta, ma anche i colleghi. “Miriamo a incoraggiare i pescatori e altri portatori di interesse a partecipare ad altri progetti di questo tipo – ha concluso Faccioli – il messaggio che sta prendendo piede è che la tutela dell’ambiente marino è allo stesso tempo tutela del lavoro e di una tradizione eccellente che dovrà continuare in futuro. Speriamo di avere ancora la Regione Veneto al nostro fianco, per incentivare le buone prassi ed elaborare di nuove”. Il professore Michele Mistri dell’Università di Ferrara ha presentato la parte scientifica del progetto con dati molto interessanti. Oltre ad aver sviscerato le azioni del progetto, ha fatto un resoconto sulle fasi di raccolta e come sono state realizzare le analisi dei rifiuti raccolti. Tra le evidenze, si riconosce che un quantitativo importante dei rifiuti raccolti proviene dalle attività di pesca, ma è anche vero che il mare Adriatico è un ricettore di tantissimi bacini continentali, come il Po e l’Adige e che le mareggiate o altri eventi atmosferici sono sempre più frequenti e violenti provocando ingenti danni agli impianti presenti e causando la perdita delle attrezzature da lavoro. “Proprio a fronte di queste riflessioni – ha spiegato Mistri – abbiamo studiato esperienze pilota per trovare una tecnologia a basso impatto ambientale che permetta una economia circolare di questi rifiuti consentendo anche il riutilizzo.

 

A chiusura dell’incontro sono intervenuti Luca Tenderini e Giuseppe Cherubini per la Regione Veneto, rispettivamente Tenderini istruttore dell’ufficio Fondo europeo affari marittimi e pesca e Cherubini componente della Direzione Agroambiente, Programmazione e Gestione ittica e faunistico-venatoria. Entrambi si sono complimentati con i vari partner, tra cui Coldiretti, per aver portato avanti lo studio nonostante la pandemia, ma soprattutto per i dati e gli spunti forniti tramite la relazione scientifica. Da parte dei tecnici è arrivata anche la proposta, rivolta a tutti i partner del progetto, di impegnarsi nello studio dell’utilizzo delle bioplastiche, soprattutto per le reti e affrontare più concretamente il riciclo dei rifiuti per mettere in moto meccanismi più virtuosi e nuove tecniche di lavoro.

 

Campagna Amica

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Portale Coldiretti Veneto Formazione

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