18 Ottobre 2010
AGROALIMENTARE: VENETO EXPORT DA PRIMATO


Ma in campagna quotazioni ancora al di sotto dei costi di produzione

18 ottobre 2010 - Un litro di vino tipico svizzero, un chilo di pasta “tricolore” russa, un pezzo di formaggio senza indicazione di provenienza e qualche mela cilena che ha attraversato l’Oceano sostando giorni in frigorifero sono alcuni dei prodotti finiti nel sacchetto della spesa dell’ignara “Signora Maria”.
A frugare nella borsa della casalinga, l’assessore all’agricoltura Franco Manzato che invece oggi ha fatto i suoi acquisti al mercato degli agricoltori a Venezia, risparmiando nel confronto ben sei euro e guadagnandoci non solo in freschezza, qualità, sicurezza e solidarietà visto che così ha potuto fare un’offerta per l’operazione “Occhio alla carota” a favore della giornata nazionale della vista.
“A parte il danno provocato dall’imballaggio in plastica del salame affettato ungherese, aggravato dalla pellicola di nylon che avvolge ogni cespo d’insalata belga che finiranno in pattumiera, al quale va aggiunto l’inquinamento provocato dal viaggio di circa 12 mila chilometri (pari a 11 mila chili di CO2) delle mele dal Sud America, della stessa varietà (Pink Lady) che vede in piena fase di raccolta molti produttori locali – ha commentato Manzato - qualcuno degli acquisti era anche motivato dalla semplice curiosità: ad esempio conoscere il sapore di un vino svizzero. Scelta giustificabile visto che nel panorama del mercato vitivinicolo, il Veneto, con la sua ricca cantina blasonata di denominazioni di origini controllata e pure garantita (Doc e Docg) esporta il 29% della produzione totale nazionale. Ma quel formaggio “Maasdam” di origine sconosciuta conferma che gli acquisti dall’estero di prodotti lattiero caseari  senza indicazione di provenienza rappresentano il 13% delle importazioni”.
Eppure gli allevamenti nostrani producono più di 11 milioni di quintale di latte per la maggior parte trasformati proprio in formaggi.
Evidentemente, intorno al commercio di latte e derivati si realizzano importanti profitti dell’industria che derivano, in parte anche alla mancanza dell’obbligo di etichettatura d’origine.
Negli ultimi anni con la mobilitazione a favore della trasparenza dell'informazione, la Coldiretti è riuscita a ottenere l'obbligo di indicare la provenienza per carne bovina, ortofrutta fresca, uova, miele latte fresco, pollo, passata di pomodoro, extravergine di oliva ma ancora molto resta da fare con l’etichetta che è anonima per circa la metà della spesa: dai formaggi ai salumi, dalla pasta ai succhi di frutta Una notizia positiva viene dal Parlamento dove, dopo il via libera della Camera, entro il 2010 dovrebbe essere approvata definitivamente la legge che obbliga ad indicare in etichetta la provenienza di tutti gli alimenti e vieta anche pratiche commerciali sleali nella presentazione degli alimenti per quanto riguarda la reale origine geografica degli ingredienti utilizzati, compresa la comunicazione commerciale che induce in errore il consumatore. Ad esempio niente più pubblicità con il tricolore se il grano duro è quello dei Paesi dell’Est.
Per tornare in casa nostra ricordiamo che il Veneto ricopre, a livello nazionale, un ruolo di assoluto rilievo nelle esportazioni agroalimentari (gestisce il 13% del totale nazionali). Il contributo regionale è elevato sia nel settore primario che in quello industriale.
Tuttavia, il deficit agroalimentare (esportazioni – importazioni) è robusto per il Veneto (-739 milioni di euro), non discostandosi sotto questo aspetto dalla situazione strutturale propria dell’Italia, che da sempre manifesta questo fattore di debolezza.
“La progressiva apertura dei mercati non ha acuito questo fattore limitante dell’economia, ma, d’altra parte, non si rilevano nemmeno significativi miglioramenti nella bilancia commerciale agroalimentare.

I risultati positivi delle esportazioni alimentari non si sono ancora adeguatamente trasferiti alle imprese agricole dove – ha spiegato Luca Saba direttore di Coldiretti Veneto  - si registrano ancora in molti settori quotazioni al di sotto dei costi di produzione, a conferma delle pesanti distorsioni che permangono nel passaggio degli alimenti lungo la filiera dal campo alla tavola. La Coldiretti sta promuovendo un progetto per una filiera agricola tutta italiana con l'obiettivo di tagliare le intermediazioni e arrivare ad offrire, attraverso la rete di Consorzi Agrari, cooperative, farmers market, agriturismi e imprese agricole, prodotti alimentari al cento per cento italiani firmati dagli agricoltori al giusto prezzo.

SPESA SIGNORA MARIA (23,63 euro)
Bottiglia di vino svizzero Merlot                          10,70 euro
100 gr di Salame ungherese confezionato              2,19 euro
500 gr di Insalata Belga                                     1,49 euro
0,370 kg di formaggio Maasdam                          1,72 euro
1 kg di mele Pink Lady Cile                                2,90 euro
1 litro di latte UHT                                            0,75 euro
0,500 kg di Kiwi Nuova Zelanda                           2,99 euro
Succo di frutta                                                 0,89 euro

SPESA ASSESSORE MANZATO (17,50 euro)
Bottiglia di vino merlot Lison Pramaggiore             3,50 euro
500 gr Salame nostrano                                     4,50 euro
500 gr Insalata gentile                                       2,00 euro
500 gr Formaggio caciotta fresca                         4,50 euro
1 kg Mele Pink Lady nostrane                              1,50 euro
500 gr Kiwi nostrani                                                 0,60 euro
1 litro di latte fresco                                          0,80 euro
Succo di frutta di sambuco                                 1,10 euro

Campagna Amica

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Portale Coldiretti Veneto Formazione

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